Guida per la famiglia

Perchè ci si autoferisce?

Chi si autoferisce generalmente racconta di sentirsi sopraffatto da “sensazioni negative”, di sentirsi senza via di uscita, riferendo stati depressivi e/o ansiosi, a volte anche attacchi di panico, e di ricorrere al gesto autolesivo per gestire tali stati.

Spesso si inizia a ferirsi in seguito a conflitti interpersonali con figure importanti della propria vita come familiari, partner o amici.

Durante l’autoferimento tutte queste emozioni paiono congelarsi, fermarsi. Il tutto finisce in uno stato di temporaneo sollievo, che perdura, però, fino alla crisi successiva. Alcuno studiosi accostano questo tipo di comportamenti alle condotte tossicomaniche, tipiche delle dipendenze patologiche, caratterizzate dalla ricerca di un oggetto o comportamento di cui il soggetto ha bisogno per mantenere il proprio equilibrio interno.

Difatti, anche qui è possibile riscontrare alcune dei criteri segnalati nei manuali diagnostici (ICD-10, DSM-IV) come il desiderio persistente, la perdita di controllo, la riduzione o l’abbandono di attività sociali, professionali o di svago e la ripetizione del comportamento nonostante la conoscenza dei problemi fisici o psicologici che provoca o aggrava.

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